Come dire “buon anno”….

  

Novruz, Nowrouz, Nooruz, Navruz, Nauroz, Nevruz…il suono è più o meno lo stesso, la trascrizione cambia. E’ colpa di quelle traslirettarazioni così complicate, dal farsi o dall’arabo o da tutti quegli alfabeti tanto diversi dal nostro. Il Nowruz (lo scrivono così i miei amici persiani) è la festività iraniana che celebra il nuovo anno. Il 1391 è l’occasione migliore per dare vita reale a questo blog che si prefigge di raccontare attraverso una serie di “sguardi” le meraviglie dell’Iran, la terra degli Arii, che in sanscrito significa “nobili”. Oggi, 20 marzo, è il capodanno nella Repubblica Islamica, ma anche in alcune regioni dell’Azerbaijan, dell’India, del Kyrgyzstan, del Pakistan, della Turkia e dell’Uzbekistan, perché quesat data è legata a varie tradizioni locali e a un bacino culturale di riferimento unico. Si pensa che il nome Nowruz sia figlio di Zoroastro e lo zoroastrismo pur essendo nato nell’antica Persia, è diventato per alcuni secoli la religione più diffusa al mondo.

Oggi il Nowruz, che dal 2009 è stato iscritto nella Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity dall’Unesco, è anche un’occasione politica. Subito dopo il suo insediamento, Barack Obama stupì per il suo augurio in farsi nel giorno del capodanno iraniano e anche quest’anno il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha inviato i suoi “best wishes” alla gente iraniana, come pure il presidente israeliano Shimon Peres. Peres ha parlato di “peace and coexistence”, anche se pochi giorni fa il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, in un’audizione di fronte alle commissioni Affari Esteri e Difesa, aveva chiesto “sanzioni internazionali più dure” per spingere l’Iran ad abbandonare le sue ambizioni nucleari. “The world, including the current US administration, understands and accepts that Israel necessarily views the threat differently than they do, and that ultimately, Israel is responsible for taking the decisions related to its future, its security and its destiny”, ha detto.

In Iran oggi però è festa. Si mangiano piatti particolari e i bambini ricevono regali e si prepara il “tavolo del Nowruz”, l’haft sin. Le case sono state ben pulite (kha’neh taka’ni), già alcuni giorni prima. Tutto è pronto per la rinascita.

Per richiamare l’antico culto del fuoco, il nuovo fuoco, candele o piccole lanterne vengono messe su un tavolino, preparato all’occorrenza, o in terra purché ci sia la sofreh, la tovaglia dell’haft sin; e poi sette alimenti il cui nome inizia con la S per dare il benvenuto al nuovo anno: il sabzeh (la verdura fresca), il samanu (pasta di grano dolce), il senjed (giuggiolo-buonissimo!), la sib (mela), il seer (aglio), il somagh (sommacco) e il serkeh (aceto). E ancora uno specchio, una scodella piena d’accqua, delle uova- che non alludono al cibo, ma alla razza umana-, del pane e della farina, del latte fresco, del formaggio e del melograno. Ne ho viste di diverse, alcune personalizzate perché il tempo e i molti expats hanno modificato un po’ la tradizione. Sal-e no mobarak…come dire buon anno!


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