Internet, il controllo della rete e gli accordi con Cina e Usa: gli affari sono affari

4 Farvardin 1391–  Secondo Amnesty International, blogger e giornalisti continuano a essere nel mirino del governo iraniano. È un dato di fatto che Google, Facebook, Twitter, i principali canali di comunicazione per giovani e attivisti, continuino a subire dei blocchi temporanei; allo stesso modo è innegabile la risposta di vere e proprie task force di pirateria o anti-pirateria (a seconda del punto di vista) che forzano e annullano i blocchi governativi che poi vengono regolarmente ripristinati. Un botta e risposta tra hacker, insomma. All’inizio del 2012 il ministro dell’Informazione aveva parlato della creazione di un sistema informatico nazionale, per superare l’ostacolo. Del resto che Google e Co. abbiano avuto un ruolo fondamentale nella cosiddetta primavera araba è evidente a tutti, anche se è vero che, come spiegava David Rieff su Internazionale dopo le rivolte in Tunisia e in Egitto, “se le tecnologie dell’informazione non fossero l’idolo dei nostri tempi, nessuna persona sensata potrebbe mai credere che la rivoluzione nordafricana sia avvenuta grazie ai social network”. Direi, solo, grazie ai social network. In ogni caso, l’establishment iraniano ha già testato il potenziale aggregativo, ma non realmente rivoluzionario, delle nuove tecnologie. È forse anche questa la ragione dell’accordo, di cui parla la Reuters, fra la cinese ZTE Corp e l’iraniana TCI che permetterà a quest’ultima un sorveglianza più capillare delle comunicazioni telefoniche e internaute. L’intesa, in realtà, pare che risalga al dicembre 2010 e ha fruttato a Pechino circa 130 milioni di dollari. In effetti, si tratta di soldi ben spesi, perché secondo Mahmoud Tadjallimehr, un project manager nel campo delle telecomunicazioni che lavorava in Iran e con le maggiori compagnie europee e cinesi, questo sistema andrebbe a colmare le lacune esistenti, essendo in grado di “individuare gli utenti, intercettare la loro voce, messaggi di testo, e-mail, conversazioni di chat o di accesso web”. La cosa più interessante però non è la collaborazione tra Repubblica Islamica dell’Iran e Repubblica Popolare cinese, quanto piuttosto l’idea che una parte dei prodotti software e hardware che servirebbero a controllare la popolazione iraniana provengano proprio da compagnie statunitensi come Microsoft Corp, Hewlett-Packard Co, Oracle Corp, Cisco Systems Inc, Dell Inc, Juniper Networks Inc e Symantec Corp. Tutto questo mentre, ad esempio, la compagnia aerea Iran Air è parzialmente bannata dall’Unione Europea perché l’embargo sui pezzi di ricambio e sulla componentistica ha reso meno sicura l’aviazione civile.

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