La festa dei lavoratori in tempo di crisi

Il primo maggio è la festa dei lavoratori, l’International Workers Day o il May Day. Ufficialmente si festeggia anche nella Repubblica Islamica dell’Iran nel giorno dell’11 Ordibehesht del calendario persiano che quest’anno, però, è capitato il 30 di aprile. Negli ultimi anni pare che il governo abbia messo un veto sulle celebrazioni ufficiali, anni che coincidono (già dal 2006)  con una forte crisi che ha cominciato a farsi sentire nel Paese, complici anche le sanzioni internazionali sul nucleare, via via più intense, e l’andamento economico-finanziario mondiale che non ha risparmiato nemmeno l’autarchico Iran.

Gli iraniani sono scesi lo stesso in Piazza, almeno a Teheran, come testimonia l’agenzia di stampa Ilna. “On Labor Day, Iranian workers – scrivono – gathered in the gym “Shahid Motamedi” on Monday.
Secondo lo storico armeno-iraniano Ervand Abrahamian, il May Day, pur essendo una tradizione importata dall’estero, è diventato parte integrante della formazione della sinistra iraniana, sin dagli anni ’20; qualcosa di simile, per il suo potere identificativo e aggregante, a una festività religiosa.

Ragione questa perché dopo la rivoluzione del 1979 il governo islamico abbia provato ad appropriarsene, attenuandone i toni via via che il populismo di Khomeini dirottò verso un conservatorismo economico. Del resto, è storia che i gruppi di sinistra che avevano partecipato alla rivoluzione khomeinista furono tagliati fuori dal regime man mano che vennero a chiedere la loro quota parte di potere.

E così, si ridussero via anche i cortei e le manifestazioni di piazza che avevano caratterizzato gli anni tra i Venti e i Quaranti, piuttosto caldi per la sinistra internazionale.

L’ultimo discorso di Khomeini in occasione del primo maggio – forse il suo discorso più populista – risale al 1982, quando la Guida Suprema fece una netta distinzione, secondo lo stesso corano, tra i lavoratori e i capitalisti. Gli operai e i contadini vennero salutati come “le due braccia forti del Paese” e lo stesso profeta Maometto e gli Imam Ali, Sadeq, e Baqer come “operai” infaticabili.

“Un giorno nella vita di un lavoratore vale molto di più che l’intera vita di un capitalista”.

In occasione del giorno del lavoratori, oltre alle manifestazioni in Iran, sulla rete si è accesso oggi un ampio dibattito sul significato di questa festività, sulla sua attualità, sulla situazione economica del Paese e sui tentativi che vanno avanti da anni, ben prima dell’Onda Verde e della cosiddetta Primavera araba, di impedire le aggregazioni fra i gruppi dei lavoratori in queste particolari occasioni, soprattutto in un momento come questo  in cui l’inflazione ha raggiunto in alcune aree urbane il 21,5 % e i prezzi di beni e servizi sono saliti del 12,4% .


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http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/tehranbureau/2010/04/may-day-in-the-islamic-republic.html#ixzz1tfEImmbM

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