Soft war a colpi di click??Chiedilo a Google maps

Allora è vero. Avevo creduto che fosse una delle solite bufale che a forza di rimbalzare sulla rete prendono l’apparenza della verità e, anche se alcuni miei amici iraniani me lo avevano segnalato su facebook, non avevo ancora verificato. Invece è proprio così: Google ha eliminato il Golfo Persico dalle Maps.

Basta andare su www.google.com scrivere “persian gulf” (o anche “golfo persico” o “golfe persique”) e poi cliccare su maps per trovarsi davanti questo risultato http://maps.google.com/maps?hl=en&client=firefox-a&hs=yPU&rls=org.mozilla:it:official&psj=1&q=persian%20gulf&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_qf.,cf.osb&biw=1366&bih=675&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wl

Una cartina del Golfo Persico con tutti gli Stati che ne vengono toccati ben segnati, in arabo e in inglese (Quwait, Qatar, Iraq, Iran, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman), ma senza che il Golfo Persico sia in alcun modo menzionato; diversamente da quanto accade, invece, con il più piccolo (e geostrategicamente meno importante e certamente meno frequentato dalle marine militari dei vari Stati) Golfo di Oman.

Non c’è traccia del “golfo persico”, ma neanche del “golfo arabico”, come lo chiamano invece gli Stati arabi. Semplicemente quello che appare sulla mappa di Google è un anonimo tratto di mare.

Ovviamente la notizia non poteva passare inosservata a Teheran dove l’azione del gigante della comunicazione virtuale è stata ammonita come un altro atto della soft war contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il portavoce del ministro degli Esteri iraniani, Ramin Mehmanparast, ha minacciato procedimenti legali contro il colosso statunitense se il nome tanto caro ai suoi connazionali non verrà ripristinato e riposizionato nel suo luogo d’origine. E nel frattempo l’agenzia Isna ha annunciato il boicottaggio del motore di ricerca più famoso al mondo.

La denominazione “persico”, invece che “arabico”, è infatti una questione di orgoglio nazionale e il rispetto del toponimo originario significa per i persiani anche il rispetto di una verità storica.

Non è la prima volta che la Repubblica Islamica punta il dito contro Google e il suo ruolo politico. Politico è certamente il valore di quel tratto di mare; punto nevralgico che collega tutta l’area all’Oceano Indiano tramite lo stretto di Hormuz, per cui transitano ogni giorno centinaia di barili di greggio, e in cui sono poste basi statunitensi e di altre nazioni; un mare piuttosto agitato che ha ospitato, inoltre, la guerra Iraq-Iran, la guerra del golfo e l’ultima invasione dell’Iraq da parte della coalizione internazionale.

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