3 ottobre 2012. In piazza e in rete: manifestazioni e satira *.

* mi scuso per eventuali inesattezze nelle traduzioni, anche se reputo la mia fonte molto affidabile.

Era da un po’ che non si parlava delle manifestazioni di piazza in Iran. Ieri, lo sciopero dei bazari a Teheran, le proteste e le conseguenti cariche della polizia sono tornate a essere notizie di apertura dei media internazionali. Ancora una volta sono stati i social network a permettere la diffusione di video e immagini delle proteste, sia a causa della scarsa presenza dei giornalisti stranieri sul territorio, sia a causa di un’informazione interna che ovviamente ha teso a minimizzare o a cancellare dalla propria agenda la notizia, al punto che sul sito della Irib in lingua inglese c’era posto per la protesta di Marcello Di Finizio sulla Cupola di San Pietro http://english.irib.ir/news/economy/item/99515-italian-man-protests-on-st-peter-dome e degli insegnanti inglesi http://english.irib.ir/news/economy/item/99514-british-teachers-take-industrial-action, ma per i connazionali nelle strade di Teheran.

I video diffusi su You Tube parlano invece di folle di manifestanti

che sfilano nella zona del principale bazar dove i negozianti hanno organizzato una serrata per protestare contro il crollo della moneta iraniana e l’aumento dei prezzi.

Manifestazioni di dissenso contro l’attuale governo, dunque, per ragioni economiche che rendono le proteste di ieri ben diverse da quelle degli studenti contro il regime. I bazari, infatti, sono parte della base su cui si fonda il potere del presidente e non sono ideologicamente contrari al governo. Sono quelli, però, che nel 1979 ebbero un ruolo non da poco nella Rivoluzione Islamica e che negli anni Sessanta si allearono contro il potere costituito nella cosiddetta Rivoluzione Bianca, volta a ottenere una serie di riforme. Ben altra cosa, dunque, rispetto all’Onda Verde. Sono anche coloro che stanno pagando il prezzo delle sanzioni e di una politica economica sbagliata, che ha portato il rial a perdere progressivamente quota rispetto al dollaro.

Lunedì scorso per acquistare un dollaro erano necessari 34.800; soltanto una settimana prima il rapporto era 24,600 a 1.

Tutto questo si traduce in un calo del potere di acquisto della moneta iraniana e in una crescita esponenziale dei prezzi che, naturlamente, va a colpire il ceto medio e di conseguenza i negozianti (bazari). Questo, in estrema sintesi e al massimo della semplificazione, è lo scenario in cui si sono verificate le proteste e poi gli scontri infine gli arresti di ieri.

I cori inneggiavo non solo slogan contro il governo: “La vittoria è vicina, morte a questo governo che inganna i popoli….”

ma anche contro la politica di sostegno ad Assad: “lascia perdere la Siria, pensa alla nostra situazione”

Senza perdere mai il senso dell’umorismo che caratterizza il popolo persiano, sulla rete giravano anche caricature e vignette come questa in cui si vede una fila di persone davanti a una porta su cui la scritta Iran è stata cancellata e sostituita con W.C. Sono riconoscibili i volti di politici iraniani già invischiati col potere che dicono “Ahmadi, hai fatto abbastanza, lascia entrare anche gli altri che aspettano il loro turno!”, mentre da dentro una voce risponde con una frase tipica del presidente: “lasciate che il governo faccia in pace il suo lavoro!” . Da notare che chi bussa alla porta e quindi reclama il potere, ha un bracciale verde al polso, simbolo identificativo dell’Onda Verde.

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