Settimana della cultura iraniana: a Roma, tra cinema e arte classica

Per chi è a Roma almeno fino al 12 novembre, si apre oggi la Settimana della Cultura Iraniana.

Organizzata dall’Istituto Islamico dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran e promossa dalla stessa ambasciata con la collaborazione dell’Università Pontificia Salesiana e della sua Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale, l’iniziativa si dipana attraverso due percorsi, entrambi visivi: una mostra e una rassegna cinematografica.

Calligrafia, intarsio, miniature e incisione sono elementi tipici dell’arte e dell’artigianato persiano.
Arte calligafrica e Iran formano un connubio imprescindibile che trae origine dall’islamizzazione della Persia.

Sin dall’antichità, nel mondo islamico la pittura è stata destinata principalmente a decorare copie del Corano.

In una religione che proibisce la rappresentazione di personalità religiose (e non solo), la calligrafia è l’arte sacra per eccellenza e sostituisce quello che, invece, nel cristianesimo e nel cattolicesimo, in Occidente, rappresentò la pittura figurativa. Così come accadde con l’alfabeto arabo, quando l’impero Persiano si convertì all’Islam, i persiani acqusirono, rielaborando gli stilemi della calligrafia araba in stili di scrittura propri, complessi ed elaborati: i più famosi sono il ta’liq e il nasta’liq. Quest’ultimo, in particolare, realizzato con una punta tagliata in obliquo permetteva tratti più snelli, aste più lunghe e verticaleggianti in grado di riempire gli spazi più facilmente e armoniosamente.

La mostra in corso a Roma, dal 29 ottobre al 2 novembre, prevede l’esposizione delle opere di Seyed Mohammad Sadat Kiaye, maestro calligrafo, e altri prodotti artistici provenienti soprattutto da Isfahan, il principale centro d’incisione iraniana.

Successiva alla calligrafia, l’arte della miniatura in Iran si deve all’invasione mongola e agli influssi provenienti dalla Cina. Le miniature persiane hanno illustrato per secoli le pagine dei più importanti autori iraniani, come Firdousi e il suo “Libro dei Re” o i versi di Hafez. La scuola di Shiraz e quella di Tabriz sono oggi conosciute in tutto il mondo, così come gli intarsi, testimonianza dell’attitudine del popolo iraniano per i lavori di precisione e dell’attenzione per i particolari. Gli intarsi hanno una storia lunga in Iran: fatti su legno con piccoli inserti di legno stesso, osso o metallo decorano scatole, porte, finestre, specchiere ma anche mobili.

A Roma sono presenti pezzi realizzati attraverso la tecnica detta “Marquetry” che realizza immagini e disegni con strisce sottili di legno, vetro e di altri materiali colorati.

La settimana della cultura è anche una finestra aperta sul cinema iraniano che negli ultimi tempi, soprattutto dopo la vittoria di “Una separazione” agli Academy Awards sembra stia vivendo una rinascita, almeno per il gradimento di un pubblico di non addetti ai lavori. Tre le pellicole presentati da docenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana: “L’oro e il rame” di Homayoun Asaddian (2010, domani, martedì 30 ottobre); “Una separazione” di Asghar Farhadi, (2011, lunedì 5 novembre) e “Figlio di Miryam” di Hamid Jebelli (1999,lunedì 12 novembre). Le tre proiezioni avranno luogo alle ore 17.30, presso l’Aula C2 della facoltà.

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