Tredici giorni…

Sono tredici giorni che l’avvocato iraniano Nasrin Sotoudeh ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il divieto di incontrare la figlia tredicenne e il figlio di cinque senza la barriera di vetro che da tre mesi caratterizza le loro visite, da quando cioè Nasrin ha fatto uscire dal carcere la sua memoria difensiva scritta su un fazzoletto. Dal 16 ottobre, Nasrin Soutedeh ha smesso di mangiare e dal 22 è ricoverata nella struttura medica interna al famigerato carcere di Evin, nei pressi di Teheran, famoso perché vi sono rinchiusi prigionieri colpevoli di reati politici, contro lo stato, la morale, etc..

Nel caso specifico, Nasrin Sotoudeh è stata condannata nel gennaio 2011, dopo una detenzione preventiva iniziata nel settembre 2010, per “atti contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro il regime” e per aver fatto parte del Centro per i difensori dei diritti umani (Chrd) – organizzazione fondata dal noto avvocato premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Accuse da lei puntualmente respinte. La verità è che Nasrin è stata l’avvocato di molti detenuti per reati politci e che al termine della pena sarà interdetta per dieci anni dalla sua professione.

In queste ore, dopo il premio Sakarov per i diritti umani e la libertà di pensiero dell’Unione europea (ricevuto assieme al regista Jafar Panahi, condannato a sei anni per propaganda contro il regime dopo aver sostenuto pubblicamente, all’estero, l’Onda Verde) si stanno moltiplicando sulla rete e sui social network gli appelli per la sua liberazione.

Al di là della natura strumentale del premio, in linea con le politiche restrittive dei Ventisette nei confronti dell’Iran, e delle facili semplificazioni ogni volta che si parla della Repubblica Islamica, è indubbio che il caso di Nasrin rappresenti soltanto uno dei tanti in Iran e uno dei pochi in grado di uscire fuori dai confini nazionali e di guadagnarsi la ribalta.

Dall’anno della sua creazione, nel 1972, le mura di Evin ne hanno assorbite di storie, storie drammatiche e tragiche, sin dall’era dello scià e della temibile Savak. Nelle sue celle non sono noti intellettuali, politici e personaggi di spicco della società iraniana, ma anche giovani oppositori; fedeli Bahai (il culto fuorilegge in Iran); professori universitari; blogger e cittadini stranieri un po’ troppo incauti nel filmare o fotografare zone militari o nello svolgere la propria attività professionale.

leggi anche reportage da Evin http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/5077180.stm

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Una risposta a “Tredici giorni…

  1. Pingback: We go on hunger strike to support Nasrin Sotoudeh | SguardiPersiani·

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