Girando attorno al genocidio…

Lo dice il direttore di Human Rights Watch e lo riferisce il Wall Street Journal: le affermazioni del presidente Ahmadinejad, e in generali dei vertici iraniani, sull’eliminazione dello Stato d’Israele non rappresentano un’incitazione al genocidio. La notizia è di qualche giorno fa e in Italia è passata quasi sottobanco (salve qualche articolo), eppure sarebbe stato un interessante spunto di riflessione. Ricordate le famose affermazioni del presidente iraniano, pronunciate più volte e in occasioni diverse, sulla scomparsa dello Stato d’Israele? Gli esempi sono molti e vanno ritrovati in discorsi tipicamente retorici, lunghi e articolati, che si fondano sulla contrapposizione fra Oriente e Occidente, in cui si parla di fine inevitabile del Sionismo (qualche esempio http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/08/03/AR2006080300629.html; http://www.france24.com/en/20120817-iran-ahmadinejad-slams-cancerous-tumour-israel-nuclear-war-protest-zionist; http://www.reuters.com/article/2008/06/02/us-iran-israel-usa-idUSL0261250620080602). Le reazioni suscitate ogni volta sono bene note; meno nota invece era la posizione di Human Right Watch in merito dove pare si stia consumando uno scontro interno della dirigenza fra chi vorrebbe si pronunciasse una condanna contro l’Iran, come il vicepresidente Sid Sheinbeirg, e chi, come il capo

copyright HRW

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, è di opinione opposta. A portare alla luce i contrasti è stato David Feith nell’articolo intitolato “Dancing around genocide” sul Wall Street Journal in cui sono stati pubblicati scambi di email piuttosto eloquenti fra i due.

“Stare ancora qui seduti mentre l’Iran reclama una giustificazione per uccidere tutti gli ebrei e annientare Israele è una posizione non degna della nostra grande organizzazione”, è il richiamo di Sheinbeirg a Roth che però si mostra convinto (anche lui via email) della posizione presa dall’organizzazione: “molte dichiarazioni dell’Iran sono sicuramente deplorevoli, ma non costituiscono istigazione al genocidio. Nessuno ha agito sulla base di esse”.

Nello specifico, Roth ritiene che nella retorica iraniana anti-israeliana “non c’è un incitamento” (che è proibito dalla Convenzione di Ginevra), ma un “sostegno” che invece è consentito. La teoria è che: in caso di sostegno al “genocidio” ci sarebbero ancora tempo e spazio di azione per dissuadere; in caso di “incitamento” invece lo spazio fra le parole e i fatti (sempre secondo Roth) sarebbe annullato.

Una posizione cauta, basata su equilibrismi lessicali, che, inutile dirlo,  ha scontentato molti e ha fatto guadagnare a Roth l’accusa di parzialità a danno di Israele. Da parte sua, però, il direttore di HRW ha replicato che la sua organizzazione potrebbe anche rivalutare le la retorica iraniana ma questo significherebbe “far vibrare i tamburi della guerra contro l’Iran”.

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