…ma papà ti manda da sola?

Se n’era accennato già lo scorso novembre, ma oggi, in Italia, le agenzie di stampa hanno rilanciato la questione; lo stesso ha fatto il Guardian.

E’ un argomento che quando si parla di Iran apre lo spazio ai soliti giudizi e pregiudizi sulla condizione femminile nel mondo islamico; ma va sottolineato proprio perché la Repubblica Islamica è uno di quegli Stati in cui le donne svolgono un ruolo attivo e  considerevole nella società, nonostante limitazioni e quelli che durante una lunga chiacchierata-intervista Faezeh Hashemi Rafsanjani  mi disse essere “tetti invisibili”.

Allo studio del Majles, il Parlamento iraniano, c’è infatti un disegno di legge che se legge rappresenterebbe un evidente passo indietro rispetto al presente, richiedendo per le donne di meno di quarantanni, non sposate, il permesso scritto del padre (o del proprio tutore) per muoversi al di fuori del Paese.

Una regressione rispetto alla normativa vigente che assicura ai giovani maggiorenni (uomini o donne) la possibilità di uscire liberamente dall’Iran purché abbiano i documenti in regola e le autorizzazioni necessarie a livello governativo. Ora, stando al nuovo testo, le donne single, anche a quarantanni, saranno vincolate dTravelling-Soloal permesso scritto rilasciato dal padre; nel caso in cui il permesso venisse loro negato le giovani, e meno giovani, iraniane potranno rivolgersi al tribunale.

In Iran, le donne sposate, già da prima della Rivoluzione islamica, hanno bisogno dell’autorizzazione scritta del marito per avere un passaporto. Discorso diverso, per le donne divorziate che dopo il matrimonio fallito acquistano quell’autonomia che nel matrimonio è loro negata.

Ovviamente le organizzazioni per i diritti umani hanno reagito al disegno di legge bollandolo come “l’ultimo attacco alle donne” e alla crescente consapevolezza dei movimenti femminili. C’è stato chi, come il famoso avvocato attivista Shirin Ebadi, già lo scorso novembre aveva condannato quest’interpretazione della Sharia che pone le donne in netto svantaggio rispetto agli uomini, mentre Shadi Sadr, attivista per i diritti delle donne, citata dal Guardian spiega che “la mentalità che si cela dietro questa legge così congroversa è che la donna dovrebbe avere un ‘padrone’”.

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