Una visione di insieme

Qui di seguito il testo dell’intervento di Pejman Abdolmahammadi al convegno “Iran non solo programma nucleare”, di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente. E’ interessante perché si affronta la questione iraniana generale inquadrandola storicamente, invece di approcciarsi – come spesso fanno non solo i giornalisti rapiti dall’ansia della breakong news- al presente escludendo il passato. Questa stessa lente “parcellizzante” e storicamente miope è applicata al Paese (non solo all’Iran ma in generale ai Paesi islamici e mediorientali) quando si parla di molte tematiche care alla agende politiche occidentali. Pejman Abdolmohammadi è docente di Storie e Istituzioni dei Paesi Islamici presso l’Università di Genova.

“Il mio compito oggi [..] si limita ad offrire una breve analisi della società civile iraniana.

 Mi focalizzerò pertanto su tre tematiche:

  1. cambio generazionale
  2. sanzioni internazionali

  3. società civile nella prospettiva regionale

Inizierei il mio intervento, facendo un distinguo importante: la fase storica attualmente vissuta dall’Iran è sostanzialmente diversa da quella nella quale si trovano ora i paesi mediorientali e nordafricani nel mezzo della cosiddetta Primavera Araba.

L’Iran e la Turchia, i primi due stati moderni dell’area mediorientale, nati dopo la prima guerra mondiale, a seguito della caduta degli Imperi persiano e di quello ottomano, dalle ceneri dei quali sono sorti in nuove forme, hanno, pertanto, un background storico e politico marcatamente diverso rispetto a quello dei paesi arabi della regione. Quest’ultimi, prima di poter giungere a sistemi politici indipendenti e nazionalisti, hanno dovuto convivere, per almeno due decenni, con il colonialismo occidentale. Basti pensare all’Egitto e alla Tunisia: entrambi hanno avuto il momento di svolta negli anni cinquanta e sessanta con l’ascesa al potere di due autorevoli uomini politici quali Gamal Abdel Nasser e Habib Bourguiba. Due uomini capaci di traghettare i loro paesi verso un’effettiva modernizzazione e una stabilità politica.

I conoscitori della storia politica contemporanea del medio oriente, sono consapevoli che la Turchia e l’Iran trovarono, invece, tale momento di svolta già negli anni venti del secolo scorso: Mustafa Kemal (Ataturk) fondò la repubblica turca ad Ankara nel 1923 e Reza Shah Pahlavi istituì la moderna monarchia persiana a Teheran nel 1925. Ataturk e Reza Shah, seppur con metodologie diverse, e adottando anche misure autoritarie, sono stati quindi gli artefici della modernizzazione dei loro paesi, già un ventennio prima degli altri stati mediorientali.

Per questa serie di ragioni, a differenza

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di quanto sostengono alcuni analisti politici, pare inadeguato un accostamento tra quanto stanno vivendo, solo oggi, i paesi protagonisti della primavera araba e quanto già maturato e consolidato nell’Iran e nella Turchia.

La società civile: Sono passati ormai più di trentaquattro anni dalla rivoluzione iraniana del 1979 che provocò la fine della monarchia di Mohammad Reza Shah Pahlavi e l’istituzione di una repubblica islamica, con la leadership dell’ayatollah Ruhollah Khomeini.

In questi tre decenni il paese è profondamente cambiato. L’Iran non è un monolite: si tratta di una realtà complessa sia dal punto di vista politico-religioso sia da quello socio-economico che sta progressivamente assistendo a un epocale mutamento generazionale che vede in prima linea una società civile giovane e vitale pronta a chiedere un profondo rinnovamento del paese. Al momento circa 48 milioni di Iraniani sono sotto i trentacinque anni e costituiscono un potenziale enorme per il futuro dell’Iran; sono giovani che in diverse occasioni – basti pensare al 1997 con le elezioni del riformista Seyyed Mohammad Khatami, e al 2009 con la nascita del ‘Movimento verde’ – hanno dato prova della loro forza politica e della loro volontà di cambiamento.

Si tratta di un movimento progressista e non violento che rivendica, prima di tutto, il rispetto dei propri diritti civili e le proprie aspirazioni quali la “Libertà” e la “Felicità”.

L’uso dei social network è diventato ormai, da circa dieci anni, un nuovo potente strumento attraverso il quale i giovani iraniani possono esprimere le proprie idee e tendenze politico-sociali e culturali. Nel 2009, con l’Onda verde, si è visto come un’intera generazione, avvalendosi dei social network come twitter, facebook e i blog, è riuscita appunto ad organizzare movimenti di protesta imponenti.

Tuttavia non va trascurato un altro fronte importante che sta colpendo, oggigiorno, la società civile iraniana: quella delle sanzioni economiche internazionali e quella della minaccia di un attacco militare.

Le pesanti sanzioni che la comunità internazionale ha deciso, soprattutto negli ultimi due anni, contro Teheran, stanno colpendo, in particolare, i ceti meno abbienti del paese. L’economia iraniana si trova in ginocchio e, al momento, vi sono gravi problemi commerciali, ad esempio, con l’importazione dei medicinali. Inoltre, le continue minacce dei gruppi ultraconservatori israeliani per un imminente attacco contro l’Iran stanno creando una specie di psicosi nella società civile persiana, aggravando, sempre più le situazioni, di disagio socio-economico.

Considerando il fragile contesto strategico, in cui si trova l’Iran, si reputa una pura follia dare vita ad un attacco militare contro Teheran. Il risultato di un tale attacco di certo colpirebbe, più che le autorità iraniane, la società civile stessa. Non credo che un attacco mirato possa colpire soltanto i centri nucleari senza provocare, appunto, dei morti tra i civili. Inoltre un attacco danneggerebbe il processo di evoluzione politica fisiologica che – come si sottolineava poc’anzi – le nuove generazioni stanno compiendo.

…Ci troviamo, nell’intero medio oriente, di fronte a situazioni catastrofiche nelle quali, quotidianamente, vengono violati i diritti umani e civili dei cittadini. Bisognerebbe essere coscienziosi di tale fatto in tutti i paesi e non avere delle classifiche tra paesi di serie a e quelli di serie b. Ovunque i diritti umani vengano calpestati, sia in Iran, paese non allineato all’Occidente e oggetto di questa conferenza, sia in Arabia Saudita, in Qatar e in Bahrein, tanto per fare esempi di paesi alleati del fronte occidentale, tali violazioni devono essere sempre condannate”.

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