Michelle arriva a Teheran*

Dopo il trionfo del cinema iraniano agli Oscar 2012, con “Una separazione”, quest’anno gli Academy Awards hanno premiato una variazione su tema: il cinema americano alle prese con le vicende iraniane.

“Argo”, con le sue tre statuette, fra le quali la più importante, quella come miglior film, riaccende il duello a distanza tra Stati Uniti e Repubblica Islamica, nel rispetto della tradizione celebrata anche dalla pellicola (che racconta le vicende della presa dell’ambasciata americana a Teheran nel 1979 da parte di un gruppo di Pasdaran e la liberazione dei sei americani nascosti nell’ambasciata camadese. un fatto vero tratto dal libro dell’agente della Cia, Tony Mendez, che ha studiato e guidato l’operazione sotto copertura) e del miglior gioco delle parti.

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E così dopo che ad annunciare il vincitore è stata, da Washington, una first lady in un ruolo quantomeno inedito, da Teheran a tre giorni dalla lunga notte (notte qui in Italia), non si placano e polemiche per la scelta fatta dall’Academy, giudicata politica e non artistica, come riportato delle agenzie d’informazione Mehr e Fars.

Ma è la reazione del ministro della Cultura e della Guida Islamica di Teheran, Seyed Mohammad Hosseini, resa nota dall’Irna, a cercare la quadra: “Il film è contro l’Iran”. La dimostrazione? La partecipazione straordinaria di Michelle Obama alla cerimonia (sebbene in collegamento dalla Casa Bianca); la prima volta nella storia delle cerimonie degli Oscar, che avviene proprio “quando a essere premiato è un film anti-Iran”.

La presenza della moglie del presidente Usa ha suscitato, però, reazioni non certo benevole anche in patria dove sul Washington Post ci si è chiesti “Why was Michelle Obama at Oscars”, come se non bastasse che il presidente spunti fuori ad ogni evento sportivo del Paese. Qui l’articolo per intero.

Un “pietoso velo” sull’apparizione presidenziale l’ha messo infine l’agenzia stampa Fars. L’espressione, in questo caso, va intesa in senso letterale considerando che l’agenzia ha applicato le regole della censura in tema di abbigliamento anche alla first lady, coprendole spalle e décolleté con una sapiente mano di photoshop prima di far approdare la sua immagine in casa propria.

Michelle Obama nella versione Fars

N.B. Il post è stato scritto prima di aver visto Argo. Oggi, dopo essermi finalmente decisa a vedere il film, verso cui avevo molte resistenze, ammetto che si tratti di un bel film, che tiene il ritmo, retorico U.S. quanto basta, ma abbastanza corretto nella ricostruzione….però…però..NON è certo un film da Oscar e sono d’accordo con chi dica, anche in Iran, che è un Oscar politico.

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