Iranian Femen

femenLe abbiamo viste in piazza San Pietro, a petto nudo, scandalizzare scandendo lo slogan “Homophobe shut up” e a Milano, al seggio dove votava Silvio Berlusconi, mostrare il seno in segno di protesta, urlando “Basta Berlusconi” (lui, forse, non proprio infastidito, né scandalizzato). Ma le abbiamo incontrare anche a Berlino e a Parigi manifestare a favore delle unione fra gay o contro le mutilazioni genitali femminili. Sono femministe, attiviste e ucraine. E cosa hanno a che fare con l’Iran? Nulla. È l’Iran che ha a che fare con loro perché sulla falsa riga delle Femen – questo il nome del gruppo che dal 2008 si è guadagnato gli onori della cronaca con le sue singolari proteste-alcune attiviste iraniane, membri del partito comunista e dell’Organization Against Violence on Women in Iran, hanno protestato contro la sharia, contro l’obbligo di mettere il velo e contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Questo non è avvenuto, però, per le strade di Teheran ma a Stoccolma.

No to Sharia law”; “No to religion, just freedom, just equality”, “Hijab is not my choice”, gli slogan scanditi prima di svelare, lasciando cadere il chador, la scritta “No hijab” sul petto nudo. L’azione dimostrativa arriva in vista dell’8 marzo.

Qui di seguito il

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