Presidenziali in Iran. Diario delle elezioni

DSC_0501dSeguire le presidenziali iraniane è sempre faticoso…da lì e da qui. Complici i social network e la comunicazione in tempo reale, ci si ritrova nello stesso vortice di notizie contrastanti anche a migliaia di chilometri di distanza. Il 2009, per me, non sembra poi così lontano. Parte oggi un diario di queste pazze, folli elezioni. Pazze e folli per i continui movimenti interni, giri di valzer e nuove mani giocate sul tavolo.

 Domenica 9 giugno 2013

– 5 giorni al voto

Si chiude con le voci di un’alleanza fra moderati e riformisti, Aref e Rohani, e con le minacce della squalifica di Hassan Rohani la settimana che precede quellq elettorale in Iran. Nuovi veleni in questo voto nonostante ci si aspettassero delle presidenziali sottotono, proprio per evitare i problemi del 2009.

Gli animi invece rischiano nuovamente di inasprirsi. Dopo il lunghissimo dibattito televisivo di venerdì scorso, sulla politica estera e sul nucleare, in cui non sono mancate le accuse reciproche domattina il Consiglio dei Guardiani si riunirà per decidere in merito. Quel che è certo che, presentato come un personaggio minore, Rohani pare abbia riacceso le fantasie dei riformisti, orfani di un leader.

to be continued…..

Lunedì 10 giugno 2013…..

– 4 giorni al voto

Ieri la notizia della Mehr, l’agenzia di stampa iraniana legata all’Organizzazione per la Diffusione dell’ideologia Islamica, di una riconsiderazione della candidatura di Rohani, per aver rivelato informazioni riservate sul programma nucleare iraniano nel corso del dibattito televisivo di venerdì e per alcuni slogan lanciati dai suoi sostenitori durante un comizio elettorale in cui si inneggiava alla liberazione di Moussavi e Kharroubi. Oggi di questa notizia sul sito della Mehr e dell’altra agenzia Fars non c’è più traccia. Anzi, il Consiglio dei Guardiani l’ha smentita apertamente. In compenso, però, c’è chi comincia a parlare dell’abbandono di Haddad-Adel a favore di Jalili. to be continued…

Dell’ultima ora (circa le 13 qui in Italia) è la conferma dell’abbandono del consuocero di Khamenei, Gholam Ali Haddad Adel: “Annuncio il mio ritiro dalla corsa presidenziale per favorire la vittoria dei conservatori”. “Spero – ha proseguito – che anche gli altri candidati conservatori faranno il loro dovere per assicurare la vittoria dei conservatori al primo turno o la presenza di due conservatori in caso di un secondo turno”. Nel frattempo, proseguono le manovre in campo riformista per identificare, eventualmente, un solo nome e non disperdere voti.

Per un’analisi più appronfodita, su Reset “Iran 2013. Gli ultimi giri di valzer, fra ritiri, minacce e tribune politiche fiume”

Dall’altra parte della barricata, a raccontare queste elezioni ci sono loro, giornalisti e blogger. Quelli stranieri che hanno avuto il visto (finora non si sa quanti siano, il 18 maggio il Ministero della Guida Islamica aveva parlato di 200 richieste da parte di 105 media di 26 Paesi, ma nei giorni scorsi la cifra era salita a 1400 giornalisti, di cui solo 1000 presenti a Theran, secondo il Ministero dell’Interno. Fra questi, facendo un rapido calcolo fra colleghi amici e conoscenti, sono 3/4 sarebbe italiani, ma potrebbero arrivare a una decina nelel prossime ore ) e soprattutto quelli iraniani che lavorano per testate nazionali, per i vari fogli di partito, per siti e blog.

Oltre cento di loro avrebbero firmato una lettera aperta per protestare contro le nuove misure restrittive in occasione del voto, soprattutto contro i sistemi di filtraggio della rete.

A proposito di chi racconta le elezioni iraniane, qui alcune foto di Teheran accesa dal clima pre-elettorale.

Martedì 11 giugno 2013…..

– 3 giorni al voto

Si avvicina la data fatidica e dal carnet dei candidati si cancella un altro nome. È quello dell’unico riformista, Mohammad Reza Aref, che al termine di una lunga giornata di dibattito interna alla sua ala di riferimento, ha deciso di lasciare il campo libero a colui che ora è di fatto il nome di punta dei riformisti. Il religioso moderato Hasshano Ruohani diventerà così, per forza di cose, il successore ideale di Muossavi. Del resto, mostrando bene di saper scegliere e usare gli strumenti della comunicazione, ha assunto già il colore viola come simbolo (nel 2009 Moussavi usava il verde e se non erro il viola era per Rezai).

Per gli elettori più progressisti non rimane quindi che una sola scelta, mentre tra i conservatori restano ancora i nomi di Qalibaf, Jalili, Velayati e Rezai. Difficile fra i primi tre pensare a un ritiro, anche se c’è chi parla di un possibile passo indietro dell’ex ministro degli Esteri e presidente del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Velayati, per non frammentare il voto.

La scelta di Aref è stata raccontata in un comunicato apparso sul suo sito: “In una lettera, Mohammad Khatami leader del movimento riformatore, ha affermato che la mia partecipazione alla corsa per le presidenziali non è nell’interesse del movimento stesso. Così ho deciso di ritirarmi”.

..to be continued

In testa, almeno in base all’ultimo sondaggio pubblicato dalla tv iraniana in lingua inglese, Press Tv, resterebbe comunque il sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf. Il rilevamento risalirebbe però a sabato 9 giugno, prima delle ultime uscite di scena e del compattamento del fronte riformista. I dati dicono che Qalibaf otterrebbe il 23,4% dei consensi, seguito – e questa è un’altra novità – dall’indipendente Mohsen Rezaei (da ascrivere comunque ai conservatori), con il 14,2%, e da Hassan Rouhani (13,2%). Jalili, che aveva iniziato come uno dei favoriti per il ballottaggio, assieme a Qalibaf, si attesterebbe invece al 9,1%. Restano poi Ali Akbar Velayati (8,7%) e Mohammad Gharazi (di cui non si parla quasi più) all’1,5%.

A proposito di Velayati, un’analisi uscita oggi sull’Aki (AdnKronos International) di Bahram Amirahmadian, analista politico e professore dell’Università di Teheran, darebbe Velayati per favorito. Nel take di agenzia si legge che alla “luce degli ultimi dibattiti in tv e dell’appoggio che gli è stato assicurato dall’Associazione degli insegnanti di teologia della città santa di Qom, Velayati ha più chance di Jalili”. Per Amirahmadian, Velayati sarebbe “in grado di risolvere molti problemi che ha l’Iran in ambito internazionale, mentre Jalili ha poca esperienza in ruoli politici esecutivi”.
Sempre secondo Amirahmadian, poi, il padre della Repubblica Islamica, Khomeini, ha sempre auspicato che il presidente non fosse scelto tra i ranghi dei Guardiani della Rivoluzione, cioè dei Pasdaran, come Jalili, Rezaei e Qalibaf.

ps. – L’ex presidente Hashemi Rafsanjani ha ufficializzato – come previsto – il suo appoggio Rouhani.

Mercoledì 12 giugno 2013…..

2 giorni al voto

Oggi è l’ultima giornata di questa campagna elettorale che negli ultimi giorni non ci ha risparmiato sorprese. In Iran è l’una: le due ore e mezzo di fuso che ci separano segnano una netta distanza fra i loro e i nostri tempi. A quest’ora la giornata è  ormai avviata, ma forse gli iraniani sono ancora alle prese con la sbornia post calcistica dopo la vittoria di ieri sera contro il Libano, 4 a 0, nelle qualificazioni per i mondiali 2014. Il calcio è una costante delle elezioni in Iran e un’importante valvola di sfoga.

Per il momento nessuna novità all’orizzonte, se non l’attesa su cosa farà

Mottaki e Velayati, in un incontro del 2006 a Teheran

Velayati, perché è da lui che ci si aspetta, se deve essere, un passo indietro…L’altro candidato conservatore minore, Mohsen Rezai, da indipendente, potrà continuare la sua corsa, senza dover cedere a pressioni di scuderia. Lo ha confermato fra l’altro oggi, nel corso di una conferenza stampa. “Qualsiasi battibecco politico è oggi una perdita di tempo per la nazione. Il tempo è il nostro bene più importante e non dobbiamo perdere nemmeno per un secondo”. Sembra deciso l’ex capo dei Pasdaran che ha impiegato gli ultimi quattro anni nel progetto elettorale, battendo – mi dicono- in lunga e largo il Paese, soprattutto nelle zone rurali e più depresse.

Si ripetono, nel frattempo, gli appelli per un voto limpido e libero. Già da ieri, Amnesty International ha denunciato l’intensificarsi delle misure di controllo e le violazioni nei confronti dei giornalisti. Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di AI, denuncia che dall’inizio di marzo almeno cinque giornalisti sono stati arrestati in relazione al loro lavoro. Altri due giornalisti curda sono stati arrestati nella regione occidentale del Kurdistan e sono detenuti senza accusa……….to be continued….

 

Giovedì 13 giugno 2013….. – 1 giorno al voto

Domani si vota in Iran il settimo presidente della Repubblica Islamica dell’Iran e le undicesimo nella storia della Repubblica (quindi dal 1979 a oggi). In Iran, oggi si rispettano le ventiquattro ore di silenzio pre-elettorale. Ieri (mercoledì), la campagna per i sostenitori del candidato riformista si è conclusa con una lunga marcia per le strade di Teheran sullo stile di quello che accadeva nel 2009. Qui vanak una foto di Vanak Square, nella parte nord, tendenzialmente abitata da popolazione medio borghese, meno tradizionalista. Vanak fu uno dei centri delle proteste dell’Onda Verde.

Per chi non lo sapesse, i poteri del presidente della Repubblica in Iran sono più o meno quelli di un capo dell’esecutivo. Come ricorda Pejman Abdolmohammadi, nel suo libro “La Repubblica Islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini” (ed. De Ferrari), al presidente della Repubblica spetta l’incarico di “firmare tutte le leggi approvate dal Parlamento e il risultato dei referendum”; “la nomina del Vice-Presidente che ha la responsabilità di supervisionare il Consiglio dei Ministri” e la presidenza del “Consiglio dei Ministri e il controllo delle loro attività”; “la firma dei trattati, delle convenzioni, degli accordi internazionali, previa l’approvazione del Parlamento”; “la determinazione delle politiche generale del governo, in consultazione con i ministri”, “i decreti e i regolamenti del governo”; la firma delle credenziali degli ambasciatori. Meno del Consiglio dei Guardiani e certamente meno della Guida Suprema.

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