Shab-e Yalda: la notte più lunga

Domani è il giorno più breve, ma ancora di più questa sarà la notte più lunga dell’anno. Il 21 dicembre, solstizio d’inverno: un appuntamento con il rito della rinascita, uno dei più antichi e magici che accomuna culture e religioni. La morte del vecchio sole e la rinascita del nuovo sole, un sole bambino, il passaggio dalle tenebre alla luce che si riflette in giornate che dal 22 dicembre vanno via via allungandosi fino alla data del 21 giugno – il giorno più lungo e la notte più breve -, in un susseguirsi ciclico che ci accompagna dagli albori e che proseguirà fino alla fine dei tempi, lungo il cerchio della vita. Noi li conosciamo come Saturnalia e Sol Invictus, per richiamarci alla nostra tradizione che però fa riferimento al culto di Mitra e allo zoroastrismo. E ci riporta quindi direttamente in Iran, dove il solstizio e la notte più lunga dell’anno si festeggiano nello Shab-e Yalda, il trionfo della luce sulle tenebre, il giorno prima dello khoram rooz (il giorno del sole, il primo dell’inverno, quello da cui comincia la rinascita). La stessa rinascita che festeggiamo noi con il Natale e che si conclude con il nuovo anno, più o meno il periodo dei festeggiamenti per i Saturnalia. Tornando in Iran e andando a riscoprire le nostre radici comuni, è interessante notare come oggi, grazie anche alla globalizzazione, sia possibile trovare addobbi o alberi e babbi Natale nei negozi, così come non è strano che i bimbi chiedano ai propri genitori doni; non solo perché nel Paese esiste una comunità cristiana.

Ma come si festeggia lo Shab-e Yalda? A Roma, si avranno varie occasioni di incontro, nei ristoranti persiani ad esempio. Appuntamenti aperti a tutti in cui, in alcuni casi, si incontreranno sacro e profano. Come alla Taberna Persiana, in via Ostiense che nell’ultimo anno si è ritagliata uno spazio considerevole nel panorama culturale capitolino  e dove oltre alla lettura dei versi di Hafez ci sarà la musica di dj set di musica persiana; oppure al Caffé Freud, in zona Colle Oppio in cui si promettono digressioni di storia, cultura, musica e danza, e naturalmente cibo persiano; o ancora,

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al ristorante sulla Cassia,Kabab, dove pare ci saranno anche spettacoli di danza del ventre, con una strizzatina d’occhio ai gusti occidentali . Lo scorso anno, a me è capitato di festeggiarlo fra amici con una cena a base di carbonara, davvero poco persiana, ma senza dimenticare il caratteristico melograno. La tradizione persiana vuole che si festeggi in famiglia, rimanendo svegli tutta la notte e bruciando dei legni (o molto semplicemente lasciando accese delle lanterne), in modo che il fuoco illumini il buio fino all’alba, recitando i versi del canzoniere di Hafez, il Divan e mangiando in particolare frutta fresca e secca (che non possono mancare sulle tavole iraniane). Il melograno innanzitutto, che richiama il ciclo della vita, la nascita, e poi le angurie, le mele, l’uva, simboli di freschezza, amore, felicità. In attesa che venga giorno e nasca (o rinasca) Mitra.

 

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