Waiting for the food

 

A parlarne è il New York Times in un articolo del 3 febbraio. Ma non solo. La notizia apparsa, naturalmente, anche sulla stampa iraniana.

immagine di Mehr Agency di un'altra fila per il cibo.

immagine di Mehr Agency di un’altra fila per il cibo.

 Il nuovo governo iraniano ha istituito sussidi per i cittadini più bisognosi. Ma non più buoni carburante come accadeva nel passato, adesso si tratta proprio di cibo. E l’idea non ci porta troppo distante dal nostro Paese e dalla notizia diffusa nei giorni scorsi secondo cui gli italiani, sei su dieci, nell’ultimo anno avrebbero cominciato a consumare alimenti scaduti. La crisi economica in Iran ha, però, radici diverse e comunque più variegate rispetto a quella che ha colpito il nostro Paese, e in generale l’Occidente, perché ai problemi finanziari ormai ben noti che coinvolgono i mercati globali si sono aggiunti, lì, più di sette anni di sanzioni (qui un mio articolo pubblicato un anno fa su Reset in cui si ripercorreva la storia delle sanzioni, a partire dalle prime firmate dagli Usa – mutatis mutandis – dopo la rottura dei rapporti diplomatici con l’Iran, trasformatosi in Repubblica Islamica dell’Iran). La crescita dell’inflazione con il conseguente calo del potere di acquisto del rial e dei salari ha reso la vita di molti iraniani sempre più difficile. Non a caso, le questioni economiche hanno fatto da traino nelle campagne elettori di tutti i candidati alle scorse presidenziali. In questi giorni, a Teheran e nel resto del Paese, si sono viste lunghe file di persone in attesa davanti ai negozi in cui viene distribuito il cibo.

È questo l’Iran che ha riacceso le speranze di molti in Occidente ma che combatte con problemi pratici, reali, causati proprio dal regime sanzionatorio imposto da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Unione Europea..

Il nuovo provvedimento governativo intende peròalleggerire le pressioni sulla popolazione e mostrare qualche segnale positivo dopo l’accordo siglato a Ginevra e dopo che, da agosto, l’inflazione pare sia calata di 5 punti, dal 42% al 37%.

Una pratica populista, questa, non nuova e non sconosciuta agli iraniani. Stando alla stampa locale, però, questa volta due persone hanno perso la vita, domenica, nella mischia, mentre cercavano di aggiudicarsi il proprio pacco. Segno che, con una grande parte della popolazione che guadagna meno di 5 milioni di rial cioè circa 170 dollari al mese, 9 chili di riso, due polli congelati, tre dozzine di uova, mezzo litro di olio e due confezioni di formaggio, possono fare la differenza.

 

 

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