STARTUP E INNOVAZIONE NEL PAESE DEGLI AYATOLLAH*

* pubblicato su Stellanova.it

Più di 75 milioni di persone, il 70% dei quali non ha compiuto neppure 35 anni. Sono molti, giovani e, a dispetto di stereotipi e pregiudizi, adorano la tecnologia e le nuove tecnologie. Anzi, precorrendo gli eventi della storia più recente, sono stati i primi ad aver provato a utilizzarle per farsi sentire in tutto il mondo. È questo il ritratto di un Paese governato da un Ayatollah che impone alle donne regole rigide in tema di abbigliamento e costumi, e che dall’altra parte, nella capitale, ha appena dedicato un week end alle giovani imprenditrici e creative con il pallino dell’innovazione. Si è svolta a Teheran, infatti, alla fine del mese di agosto, la seconda edizione di “Startup weekend. Women”, tre giorni (declinati completamente al femminile) con esperte, tutor e facilitatori messe a confronto per quello che è stato definito un “delirio di creazione”. La tappa iraniana è solo una di un tour mondiale partito direttamente dagli Stati Uniti (il gruppo che organizza gli incontri ha sede a Seattle e questo potrebbe suonare strano considerando che i due Paesi non hanno neanche più relazioni diplomatiche ufficiali dal 1979) e questo conferma come l’antica Persia sia entrata ormai in un circuito internazionale di cui fanno parte realtà istituzionali e non. È il caso di Iran Startups, la più grande community dedicata ai nuovi imprenditori nelle aree tecnologiche, che con un sito web in inglese intende rivolgersi al di fuori dei confini del proprio Paese. Iran Startups è attiva dal 2012, si muove principalmente sui social network e si pone l’obiettivo di tenere aggiornati sull’ecosistema della startup iraniane, promuovendo eventi, diffondendo informazioni e offrendo consigli sul tema. Più noto è Techly.co , un altro sito, sempre in inglese e sempre rivolto alla new economy, alle nuove tecnologie e a chi in questo ambiente ci lavora. Di lui parla anche il più famoso TechCrunch, il blog tecnologico che è diventato un punto fermo per gli addetti ai lavori e che definisce Techly.co un nuovo “blog techcruncesco”, che punta a definire il panorama in continua crescita delle startup, con un calendario di eventi fatto di meetup, conferenze e incontri in tutto il Paese. Dando un’occhiata all’agenda della manifestazione si nota come incontri si tengano e si siano tenuti durante tutta l’estate non solo nella capitale, ma anche in città più piccole, ugualmente pulsanti di giovani menti e di studenti universitari, come Shiraz, Tabriz, Zanjan o Urmia. Mentre il prossimo appuntamento in programma di caratura mondiale è lo “Slush 2014”, il 18 e 19 novembre a Helsinki, dove si riuniranno 68 Paesi e 7000 partecipanti. Questo non significa certo che la Repubblica Islamica dell’Iran possa competere attualmente con i grandi capofila, come Stati Uniti, India, Gran Bretagna o Brasile – secondo la classifica delle startup per Paesi, pubblicata sul sito Startup ranking – ma ciò testimonia indubbiamente l’esistenza di un movimento e di una politica che guarda al futuro, alla tecnologia e che, al di là di steccati ideologici, parla inglese, come la maggior parte dei giovani iraniani, istruiti ed avvezzi all’uso della rete per accedere a quelle realtà che fanno fatica a penetrare nella Repubblica Islamica. Un Paese pieno di contrasti e paradossi, dove mentre si proibisce l’uso di parabole satellitari, di Facebook, Twitter e You Tube, proponendo un’alternativa nazionale a Google, la stessa guida spirituale e politica, Ali Khamenei, tiene attivo un account su Twitter e su Instagram e il presidente eletto lo scorso anno, Hassan Rouhani, comunica abitualmente sugli stessi social network, in farsi e in inglese. Non è un caso, dunque, che il ministro delle Comunicazioni, Mahmoud Vaezi abbia autorizzato un piano per passare agli operatori privati la licenza per il 3G e il 4G. Velocizzare le connessioni internet attraverso i dispositivi mobili offrirà a tutti la possibilità di collegarsi più facilmente, dentro e fuori il Paese, facilitando quella rivoluzione 2.0. che non piace ai conservatori e ai religiosi, ma che sembra non avere più limiti geografici, politici o religiosi.

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